Villa Zoja

A Grezzago (MI), un piccolo paese di 3.000 abitanti della periferia est di Milano, sorge una casa da nobile: Villa Zoja, dal nome degli ultimi proprietari. Ma potrebbe anche chiamarsi villa De Gratiago o villa Moroni-Stampa. La storia è passata da qui, in questo borgo anonimo, che in passato ebbe grande celebrità. Nel 999 vi è testimonianza di un contratto stipulato in questo edificio da Auferio de Gratiago, figlio di Tidone, che visse lege Longobardorum. Quella che in origine era una torre medievale, posta a difesa del vicus sull’importante strada del Ginesio (tracciato viario di origine romana), divenne nel tardo 1400 una “cascina-villa” e poi una “casa da nobile”, la tipica casa rustica lombarda, legata ad attività venatorie, ma soprattutto alla gestione delle possessioni agricole. Per cinque secoli vi dimorarono illustri personaggi. Dal 1515 la villa e il feudo appartennero a Gerolamo Morone e alla sua casata. Il cardinale Giovanni Morone, uno dei protagonisti del Concilio di Trento, nel 1563 inviò alcune lettere da questa villa. La proprietà passò nel 1600 ai Soncino-Stampa. Il catasto teresiano del 1721 censiva la villa e le sue 72 stanze. Nel 1851 Giovanni Zoja acquistò la villa, con le proprietà terriere, e nei decenni successivi la famiglia avviò nei pressi una filanda per la produzione della seta. La fabbrica si trasformò, nel tempo, nella lavorazione di fibre artificiali, dando lavoro a 120 famiglie del luogo. La villa Zoja si presenta oggi costituita da più corpi lineari, a forma di U, alti due piani fuori terra, ed un terzo piano interrato di cantine e passaggi segreti, dove una piccola scala elicoidale scende svariati metri sotto terra sino ad una vecchia ghiacciaia. L’ala chiamata Stampa-Soncino presenta una serie di stanze dai bei soffitti ad ombrello lunettato, con finestre di ampia veduta e camini di buona fattura, che rimandano ad un utilizzo nobile di quest’ala del palazzo. Ne sono prova gli affreschi secenteschi che decorano l’ultima saletta. Un vasto giardino circonda la villa. La Villa Zoja e la chiesa di S. Martino, di epoca carolingia, sono i due centri attorno a cui si sviluppò il vico di Gratiago. Contribuiscono ancora oggi a formare l’identità e il senso di continuità storica per la nostra piccola comunità lombarda, che ne trae motivo di orgoglio. E di emozione. Oggi la villa non è più abitata dagli eredi Zoja, che pure continuano a conservarla in buono stato. Da sempre inaccessibile al pubblico, questo piccolo gioiello è stato aperto per visite guidate negli ultimi due anni, ma è ancora sconosciuto a molte persone del posto e dei paesi vicini. Il nostro desiderio è di vedere questo monumento riprendere vita, con tutta la sua storia e il suo fascino millenario.

 

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